La casa di carta – Una rapina senza rubare a nessuno

Tokyo, Berlino, Rio, Oslo, Helsinki, Nairobi, Mosca e Denver. A sentire l’elenco, sembra di trovarsi di fronte ad uno di quegli action colossal hollywoodiani, dove eroi dai bicipiti ben torniti viaggiano in giro per il mondo alla ricerca del colpo perfetto. E invece, questi sono i nomi in codice di otto persone pronte a compiere il furto più raffinato di sempre e l’unico luogo interessato non è Tokyo né Berlino, bensì Madrid. Più precisamente, la zecca di stato spagnola: tutto ciò che dovranno fare sarà barricarsi all’interno e resistere il più a lungo possibile. Questo, almeno, è il piano del Professore, l’uomo che coordina l’intera operazione uscita sul catalogo Netflix meno di un mese fa.

A livello tecnico non c’è molto da dire: le inquadrature sono solide, la fotografia è ben gestita e nel complesso l’intera opera si attesta ben al di sopra della sufficienza. La vera maestria sta nella narrazione.
Artisticamente, la serie è strutturata come un complesso romanzo corale dove nessuno, dai rapinatori ai poliziotti, dagli ostaggi all’opinione pubblica viene trascurato. Chiunque si trovi ad operare sotto la lente d’ingrandimento delle due voci narranti (Tokyo ed il Professore) riceve attenzione e anche un punto di vista differente sulle azioni che si appresta a compiere, cosa che permette allo spettatore di metterle in prospettiva e di contestualizzarle alla luce di un mosaico che si compone mano a mano che le puntate si susseguono, anziché presentarci “il piano” fatto e finito così come Hollywood ci ha abituati. Una recitazione sempre su ottimi livelli ed un’attenzione serrata ai dettagli permettono di passare sopra alle piccole licenze di realismo che la serie ogni tanto si concede, per sbloccare questo o quel passaggio della rapina.

Una nota particolarmente positiva va alla costruzione dei personaggi: credibili e con una bibbia solidissima alle spalle, essi diventano parte del gioco di disvelamento insieme al piano stesso, quasi come se gli artefici della rapina e la rapina medesima non fossero altro che due facce della stessa medaglia, sensazione che si va acuendo negli episodi finali (in cui la serie acquisisce anche dei connotati politici interessanti) e che culmina lasciando lo spettatore con molte risposte, ma tante cose di più su cui interrogarsi.

Alberto de Mascellis